Trasforma la Rabbia in Forza: Strategie per Renderla Costruttiva

COME GESTIRE LA RABBIA PER RENDERLA COSTRUTTIVA


La rabbia è un’emozione di base, universale che appartiene all’esperienza umana comune e condivisa a prescindere dall’età, dalla cultura e dall’etnia di appartenenza. Essa deriva dall’istinto di difendersi per sopravvivere nell’ambiente in cui ci si trova; possiamo dunque affermare che ha una funzione adattiva.

Spesso guardando un bambino appena nato o di pochi mesi possiamo notare dei comportamenti che suggeriscono che quest’emozione esiste da sempre e permette di sopravvivere anche se sopraggiunge una condizione di disturbo.

All’inizio la rabbia è quindi adattiva; successivamente, un ambiente ostile o dei bisogni negati potrebbero far manifestare la rabbia “disadattiva” che crea malessere.

In gergo comune quella che spesso viene chiamata rabbia fa riferimento a un’emozione che può definirsi a valenza negativa e ad alta intensità che si manifesta negli individui e in alcuni casi porta all’attuazione di agiti, mentre in altri è repressa o inibita.

La rabbia è diversa dall’aggressività: queste due esperienze sono decisamente differenti. Innanzi tutto la rabbia è un’emozione e può essere provata in differenti situazioni e con diversi livelli di intensità. Ad esempio possiamo essere arrabbiati con il marito o la moglie perché non ha fatto la spesa come stabilito, piuttosto che essere arrabbiati nei confronti di una persona che tratta con crudeltà un animale.

L’aggressività invece riguarda un comportamento messo in atto per colpire qualcosa o qualcuno. Può essere un comportamento fisico come picchiare o spingere qualcuno piuttosto che verbale come nel caso degli insulti rivolti contro la persona con la quale si è arrabbiati.

La rabbia scatta nel momento in cui la nostra interpretazione della situazione o del comportamento altrui ci porta a considerarli spiacevoli, ingiusti, intenzionali, evitabili

La rabbia può essere espressa in diversi modi: probabilmente collegata alla confusione tra rabbia e aggressività c’è la convinzione comune che la rabbia debba necessariamente essere espressa in maniera aggressiva. In realtà ciò non è assolutamente vero, infatti a questa emozione, a seconda delle situazioni e delle circostanze, possiamo rispondere in diversi modi. L’aggressività rappresenta solo una della modalità, ma possiamo anche utilizzare quella assertiva, il problem solving, la distrazione ecc. L’importante è saper trovare il modo più consono alla situazione o alle persone con le quali ci confrontiamo in modo tale che sia il nostro benessere interiore che le nostre relazioni non vengano danneggiate.

Come gestire la rabbia? Ci sono dei modi di gestire e esprimere la rabbia che possono renderla adattiva e addirittura costruttiva.

Vediamo come e perché.


1. Un’emozione fondamentale
Sì perché la rabbia, insieme ad altre emozioni come gioia, paura o disgusto, fa parte di quelle che vengono definite le emozioni primarie, ovvero quelle emozioni di base, innate, che rappresentano schemi di risposta fondamentali alla sopravvivenza.

In tal senso Michael Lewis (Il sé a nudo: alle origini della vergogna, Giunti, 2001) propone un’ulteriore distinzione fra emozioni negative come paura o tristezza che portano a reagire con un ritiro/allontanamento dallo stimolo emotigeno e emozioni come la rabbia (o la gioia) che implicano un avvicinamento allo stimolo stesso.

La rabbia rappresenta dunque una reazione adattiva di risposta attiva agli eventi mediante la quale far valere le nostre ragioni e superare eventuali ostacoli.

Senza la rabbia non avremmo il carburante motivazionale per perseguire le nostre idee o i nostri obiettivi a dispetto delle difficoltà e delle contrarietà che nella vita inevitabilmente incontriamo.



2. Riconoscere la rabbia: provarla non equivale ad agirla
Ma perché la rabbia è allora considerata spesso un’emozione negativa? Si tende a fare una certa confusione fra l’emozione della rabbia e l’aggressività agita distruttivamente.

Provare un’emozione e mettere in atto un comportamento non sono la medesima cosa: possiamo desiderare quasi di “uccidere” in un momento di rabbia, ma attuare concretamente un comportamento delittuoso è ben altra cosa…

Prendere consapevolezza della rabbia, invece di reprimerla, può essere utile perché questo ci mantiene in contatto con ciò che realmente vogliamo.

Se siamo in grado di riconoscere la rabbia, di identificarne i motivi e di contenerla senza farcene sovrastare; saremo anche in grado di decidere se e come esprimerla.



3. I benefici di una comunicazione assertiva
Riconoscere di sentirsi arrabbiati e poter tollerare questo è molto importante.

La rabbia ci indica che dobbiamo fare qualcosa per far valere noi stessi e i nostri obiettivi, ma come questo possa esser fatto varia moltissimo in funzione della situazione e richiede una capacità riflessiva sugli eventi.

Per fare degli esempi: è cosa ben diversa provare rabbia nel momento in cui si reagisce ad un’aggressione fisica improvvisa dall’essere arrabbiati per il comportamento del proprio capo.

Nel primo caso saremo costretti dalle circostanze a canalizzare la rabbia verso un’azione aggressiva di difesa che tuteli la nostra incolumità fisica.

Nel secondo caso, probabilmente avremo ugualmente voglia di sferrare un pugno al nostro capo ma certo questo non sarebbe un comportamento conveniente per noi…

È qui che le persone che non riescono a gestire la rabbia possono cadere in trappola! C’è chi non riesce a contenersi e aggredisce verbalmente l’altro in un modo distruttivo che va contro i suoi stessi interessi.

Ma c’è anche chi rimane in silenzio rinunciando totalmente ad esprimere il proprio dissenso. Alla base di quest’ultimo comportamento c’è l’analoga convinzione che l’espressione della rabbia sia necessariamente distruttiva, dunque: meglio reprimerla.

La rabbia in realtà può rappresentare il motore che accende un conflitto o una discussione, l’importante è saper litigare bene!

Possiamo esprimere il nostro dissenso anche con rispetto e pacatezza, mantenendo però fermo il punto su ciò che per noi è importante.

Questo senza accusare o giudicare il nostro interlocutore (dire “sei un cretino” non solo è offensivo ma confonde i piani spostando la questione dall’oggetto del contendere al valore personale del nostro avversario), né cedere a provocazioni che ci farebbero cadere in un’escalation simmetrica di accuse e offese reciproche.

Saper utilizzare l’assertività per far valere il proprio punto di vista è un’arte che ripaga nel lungo periodo per i risultati ottenuti e, perché no, per la tutela della propria salute!



 

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