Le emozioni a tavola: come i sentimenti influenzano il nostro rapporto con il cibo
Oggi vorrei parlare della stretta relazione che c’è tra le nostre emozioni e il modo in cui mangiamo.
Mangiamo per piacere e alcuni alimenti ci fanno provare diverse sensazioni, molte delle quali legate a dei ricordi.
Quando si pensa al cibo e al modo in cui mangiamo non possiamo non pensare anche agli aspetti emotivi legati a questo.
Da sempre, nella storia dell’umanità, la tavola e il momento del pasto rappresentano un’occasione speciale di condivisione.
Perché il mangiare ci ricorda che siamo animali, che abbiamo dei bisogni da soddisfare, ma che da soli non potremmo mai cavarcela.
E allora si sta in famiglia e si impara a condividere il cibo, con rispetto.
Esattamente come, da ragazzi, attorno al tavolino del bar, si condividono le battute, le risa, le delusioni sentimentali e le lacrime.
E poi da adulti, seduti a una scrivania, si condividono con i colleghi i progetti di lavoro, le idee, le soddisfazioni e le incomprensioni…
Insomma, un tavolo non è mai solo un appoggio per piatti e bicchieri, ma uno spazio fisico e relazionale in cui circolano le emozioni più disparate.
Emozioni che danno sapore al cibo che mangiamo.
Provate a immaginare la persona per voi più cara al mondo porgervi con la sua mano il vostro piatto preferito, e mentre lo fa, vi dice: “Tieni, è per te”.
Che gusto avrà, per voi, quel piatto?
Un gesto, un cibo e una parola legati da un profondo affetto: mai regalo fu più gradito!
E se lo stesso piatto ve lo porgesse una persona qualunque, in modo freddo e distaccato, magari un po’ brusco, il gusto sarebbe lo stesso? Immagino di no.
E lo sapete quanto tempo passiamo a tavola, ogni anno della nostra vita?
Calcolando di dedicare, in media, circa 10 minuti alla colazione e 30 a ciascuno dei due pasti principali, allora ogni anno passiamo almeno 2 giorni e mezzo a fare colazione e 15 giorni a consumare pranzo e cena.
Senza contare gli spuntini, i pranzi di Natale, di Pasqua, le cene con amici… e chi più ne ha, più ne metta!
Cibo come compensazione
Sarà capitato a tutti in alcuni momenti della propria vita, di notare come il nostro umore possa influenzare anche il modo di mangiare.
In momenti in cui ci sentiamo più tristi e soli, potrebbe accadere che aumenti o diminuisca l’appetito o che ci venga voglia di alimenti di cui prima neanche conoscevamo l’esistenza.
Il cibo, proprio perché rappresenta una forma di piacere, può servire come mezzo di compensazione di disagi affettivi.
Nella nostra cultura, inoltre, esso spesso viene associato all’accudimento.
Nonni e genitori, fin dalla prima infanzia usano il cibo come forma di amore e di accudimento, una coccola che si faceva nel momento del bisogno, un modo per dimostrare il proprio affetto.
Queste emozioni legate all’alimentazione le porteremo con noi per tutta la vita, di conseguenza quando ci sentiremo tristi e carenti di affetto, andremo alla ricerca di quel nutrimento emotivo che era legato alla nostra infanzia.
Quando stiamo bene e siamo in equilibrio, anche il modo di mangiare lo è, non andiamo alla ricerca di cibo spazzatura o non ci abbuffiamo quando siamo tristi.
Provare gioia
Ma come fare per vivere il proprio rapporto con il cibo in modo sano?
Provare gioia nel mangiare non sentirsi in colpa, vivere il cibo come forma di piacere senza sfociare in grandi abbuffate?
Innanzitutto partendo dalla mente, “Mens sana in corpore sano” dicevano i latini, il corpo parla prima della mente e imparare ad ascoltare il corpo ci aiuterà anche a comprendere meglio le nostre emozioni.
Una prima emozione legata al cibo abbiamo detto che è la gioia, il piacere di mangiare cose che ci piacciono, in compagnia o soli, ma comunque con gioia!
Questa è un’emozione che ci fa vivere il rapporto con il cibo in modo equilibrato e difficilmente ci porterà ad uno squilibrio alimentare.
Anche perché a livello biochimico, quando mangiamo, il nostro cervello scatena ormoni legati al piacere (come serotonina e dopamina) quindi partendo già da un punto di vista bioloigco il cibo è legato al piacere, dopodiché ci sono tutti i fattori emotivi e psicologici che abbiamo detto precedentemente (coccola, accudimento).
Provare paura
Ma ci sono invece emozioni che non ci permettono di vivere con equilibrio il momento del pasto, e la prima tra tutte è la Paura! Paura di ingrassare, paura di perdere il controllo, paura della fame!
Ebbene sì, spesso si sente dire “ho fame e non so cosa fare!” ma ricordiamoci che un corpo sano ha fame, l’appetito è una manifestazione di benessere e va vissuto con serenità!
Ma non sempre è così semplice distinguere se l’appetito che sentiamo è la manifestazione sana del nostro corpo che chiede nutrimento oppure se è una compensazione emotiva di un vuoto interiore più profondo.
Ma quand’è che viviamo il cibo come un nemico e non come un nostro alleato?
Le motivazioni sono molteplici, ma le emozioni legate al cibo dicono tanto su di noi.
Persone insicure e che tendono ad evitare le emozioni “negative” ed è più probabile che vivano anche male il rapporto con il cibo, inoltre il modo in cui in famiglia si viveva il cibo influisce poi sul proprio rapporto con esso fino a portare anche a disordini alimentari.
Non sto a dilungarmi troppo su quali siano le cause per cui capita di vivere male il rapporto con il cibo, perché sono tante e soprattutto legate all’individualità di ognuno e andrebbero affrontate in una seduta di terapia e non su un blog, quindi vorrei parlare del piacere e della gioia legata al cibo.
Trovare un equilibrio
Perché proviamo gioia quando ci sediamo davanti ad una tavola imbandita, magari con prodotti legati alle nostre origini, alla nostra terra e ai nostri ricordi?
Il cibo è parte di noi e della nostra identità, oltre ad un piacere legato ai nostri sensi, gusto, olfatto e vista… a volte direi anche udito (pensiamo al suono di un sugo che ribolle in pentola), è anche un piacere psicologico che riguarda la nostra individualità.
Come accennato fin dalla nostra infanzia momenti legati ai pasti vengono associati a momenti di convivialità, di accudimento, di condivisione. Questi ricordi vengono rivissuti quando ci mettiamo davanti ad un piatto che ce li ricorda.
Pensiamo ad una fresca sera d’estate al mare, siamo su una terrazza che ci permette di vedere la costa illuminata e siamo davanti ad un piatto di spaghetti allo scoglio e con una bella compagnia, una di quelle che ci fa essere felici.
Quel momento è bello per un insieme di fattori, ma ogni qualvolta sentiremo il profumo di spaghetti allo scoglio ci verrà in mente quel ricordo.
Da questo si deduce anche come l’ambiente influenzi la nostra relazione con il cibo.
Non basta nutrirsi, ma bisogna farlo nel modo giusto e rendere SANO il piacere di mangiare, partendo intanto dalla mente, cercando di ascoltare le nostre emozioni e il nostro corpo e non punendoci per un sano bisogno di mangiare, ma piuttosto viverlo con la gioia che lo accompagna!
Torna al blogLe emozioni sono strettamente collegate al cibo.
Mangiamo per piacere e alcuni alimenti ci fanno provare diverse sensazioni, molte delle quali legate a dei ricordi.
Quando si pensa al cibo e al modo in cui mangiamo non possiamo non pensare anche agli aspetti emotivi legati a questo.
Da sempre, nella storia dell’umanità, la tavola e il momento del pasto rappresentano un’occasione speciale di condivisione.
Perché il mangiare ci ricorda che siamo animali, che abbiamo dei bisogni da soddisfare, ma che da soli non potremmo mai cavarcela.
E allora si sta in famiglia e si impara a condividere il cibo, con rispetto.
Esattamente come, da ragazzi, attorno al tavolino del bar, si condividono le battute, le risa, le delusioni sentimentali e le lacrime.
E poi da adulti, seduti a una scrivania, si condividono con i colleghi i progetti di lavoro, le idee, le soddisfazioni e le incomprensioni…
Insomma, un tavolo non è mai solo un appoggio per piatti e bicchieri, ma uno spazio fisico e relazionale in cui circolano le emozioni più disparate.
Emozioni che danno sapore al cibo che mangiamo.
Provate a immaginare la persona per voi più cara al mondo porgervi con la sua mano il vostro piatto preferito, e mentre lo fa, vi dice: “Tieni, è per te”.
Che gusto avrà, per voi, quel piatto?
Un gesto, un cibo e una parola legati da un profondo affetto: mai regalo fu più gradito!
E se lo stesso piatto ve lo porgesse una persona qualunque, in modo freddo e distaccato, magari un po’ brusco, il gusto sarebbe lo stesso? Immagino di no.
E lo sapete quanto tempo passiamo a tavola, ogni anno della nostra vita?
Calcolando di dedicare, in media, circa 10 minuti alla colazione e 30 a ciascuno dei due pasti principali, allora ogni anno passiamo almeno 2 giorni e mezzo a fare colazione e 15 giorni a consumare pranzo e cena.
Senza contare gli spuntini, i pranzi di Natale, di Pasqua, le cene con amici… e chi più ne ha, più ne metta!
Cibo come compensazione
Sarà capitato a tutti in alcuni momenti della propria vita, di notare come il nostro umore possa influenzare anche il modo di mangiare.
In momenti in cui ci sentiamo più tristi e soli, potrebbe accadere che aumenti o diminuisca l’appetito o che ci venga voglia di alimenti di cui prima neanche conoscevamo l’esistenza.
Il cibo, proprio perché rappresenta una forma di piacere, può servire come mezzo di compensazione di disagi affettivi.
Nella nostra cultura, inoltre, esso spesso viene associato all’accudimento.
Nonni e genitori, fin dalla prima infanzia usano il cibo come forma di amore e di accudimento, una coccola che si faceva nel momento del bisogno, un modo per dimostrare il proprio affetto.
Queste emozioni legate all’alimentazione le porteremo con noi per tutta la vita, di conseguenza quando ci sentiremo tristi e carenti di affetto, andremo alla ricerca di quel nutrimento emotivo che era legato alla nostra infanzia.
Quando stiamo bene e siamo in equilibrio, anche il modo di mangiare lo è, non andiamo alla ricerca di cibo spazzatura o non ci abbuffiamo quando siamo tristi.
Provare gioia
Ma come fare per vivere il proprio rapporto con il cibo in modo sano?
Provare gioia nel mangiare non sentirsi in colpa, vivere il cibo come forma di piacere senza sfociare in grandi abbuffate?
Innanzitutto partendo dalla mente, “Mens sana in corpore sano” dicevano i latini, il corpo parla prima della mente e imparare ad ascoltare il corpo ci aiuterà anche a comprendere meglio le nostre emozioni.
Una prima emozione legata al cibo abbiamo detto che è la gioia, il piacere di mangiare cose che ci piacciono, in compagnia o soli, ma comunque con gioia!
Questa è un’emozione che ci fa vivere il rapporto con il cibo in modo equilibrato e difficilmente ci porterà ad uno squilibrio alimentare.
Anche perché a livello biochimico, quando mangiamo, il nostro cervello scatena ormoni legati al piacere (come serotonina e dopamina) quindi partendo già da un punto di vista bioloigco il cibo è legato al piacere, dopodiché ci sono tutti i fattori emotivi e psicologici che abbiamo detto precedentemente (coccola, accudimento).
Provare paura
Ma ci sono invece emozioni che non ci permettono di vivere con equilibrio il momento del pasto, e la prima tra tutte è la Paura! Paura di ingrassare, paura di perdere il controllo, paura della fame!
Ebbene sì, spesso si sente dire “ho fame e non so cosa fare!” ma ricordiamoci che un corpo sano ha fame, l’appetito è una manifestazione di benessere e va vissuto con serenità!
Ma non sempre è così semplice distinguere se l’appetito che sentiamo è la manifestazione sana del nostro corpo che chiede nutrimento oppure se è una compensazione emotiva di un vuoto interiore più profondo.
Ma quand’è che viviamo il cibo come un nemico e non come un nostro alleato?
Le motivazioni sono molteplici, ma le emozioni legate al cibo dicono tanto su di noi.
Persone insicure e che tendono ad evitare le emozioni “negative” ed è più probabile che vivano anche male il rapporto con il cibo, inoltre il modo in cui in famiglia si viveva il cibo influisce poi sul proprio rapporto con esso fino a portare anche a disordini alimentari.
Non sto a dilungarmi troppo su quali siano le cause per cui capita di vivere male il rapporto con il cibo, perché sono tante e soprattutto legate all’individualità di ognuno e andrebbero affrontate in una seduta di terapia e non su un blog, quindi vorrei parlare del piacere e della gioia legata al cibo.
Trovare un equilibrio
Perché proviamo gioia quando ci sediamo davanti ad una tavola imbandita, magari con prodotti legati alle nostre origini, alla nostra terra e ai nostri ricordi?
Il cibo è parte di noi e della nostra identità, oltre ad un piacere legato ai nostri sensi, gusto, olfatto e vista… a volte direi anche udito (pensiamo al suono di un sugo che ribolle in pentola), è anche un piacere psicologico che riguarda la nostra individualità.
Come accennato fin dalla nostra infanzia momenti legati ai pasti vengono associati a momenti di convivialità, di accudimento, di condivisione. Questi ricordi vengono rivissuti quando ci mettiamo davanti ad un piatto che ce li ricorda.
Pensiamo ad una fresca sera d’estate al mare, siamo su una terrazza che ci permette di vedere la costa illuminata e siamo davanti ad un piatto di spaghetti allo scoglio e con una bella compagnia, una di quelle che ci fa essere felici.
Quel momento è bello per un insieme di fattori, ma ogni qualvolta sentiremo il profumo di spaghetti allo scoglio ci verrà in mente quel ricordo.
Da questo si deduce anche come l’ambiente influenzi la nostra relazione con il cibo.
Non basta nutrirsi, ma bisogna farlo nel modo giusto e rendere SANO il piacere di mangiare, partendo intanto dalla mente, cercando di ascoltare le nostre emozioni e il nostro corpo e non punendoci per un sano bisogno di mangiare, ma piuttosto viverlo con la gioia che lo accompagna!













