Il Fallimento come Rinascita: Trasformare gli Errori in Forza e Opportunità


Nella società FALLIRE significa aver finito, essere arrivato al capolinea come "perdente" ed essere automaticamente giudicato come "non buono".

Queste credenze che strisciano nel dietro le quinte dei rapporti umani e commerciali creano non pochi problemi alle persone quando decidono di voler dare un cambio alla propria vita che si tratti di cambiare lavoro, chiudere una relazione o lanciarsi per iniziarne una.

Questo succede perché inconsciamente la paura di fallire non ti fa mai sentire pronto, ti blocca in mille pensieri che ti “aiutano” a prendere tempo nel decidere, prendere tempo nell’agire ti aiutano a non doverti trovare faccia a faccia con ciò che ti destabilizza.

La paura di fallire è una delle motivazioni più diffuse che non permette alle persone di realizzare i propri sogni vivendo una vita nella perenne mancanza e, dunque, insoddisfazione per ciò che si ha e per ciò che si vorrebbe avere.

Fallire non significa essere un fallito.

Significa credere di poter cambiare le cose, mettersi in gioco per qualcosa di importante, provarci sempre e comunque.

C'è da esser fieri dei propri fallimenti, come se fossero cicatrici da mostrare con orgoglio, e invece ne abbiamo una paura tremenda.

Invece che facciamo?

Ci vergogniamo profondamente, quando la vergogna dovrebbe appartenere a coloro che non rischiano mai, a coloro che hanno barattato i loro sogni con la sicurezza di un’esistenza piatta e incolore.

E tu, davanti ad un fallimento, cosa faresti?

Puoi scegliere se bloccarti e piangere nella speranza che davanti a te si apra “magicamente” una nuova via o tornare indietro e riprovare consapevole del fatto che sicuramente non imboccherai di nuovo quella via… Pensandola in questo modo ecco che aver fallito determina un vantaggio successivo, un piccolo avanzamento basato sull’esperienza che è utile e funzionale a raggiungere il tuo obiettivo.


Vediamo alcuni esempi:


Thomas Edison

Prima di inventare la lampadina tentò migliaia di volte (e per tantissimo tempo) senza successo.

Ma non si scoraggiò mai.

Edison aveva un approccio mentale fuori dal comune che gli consentiva di non arrendersi mai.

Non parlò mai di fallimenti ma solo di tentativi.

Molte delle tecnologie odierne più famose sono proprio di Edison.



Henry Ford

Prima di giungere al successo ed arrivare a costruire il suo primo modello di automobile (chiamata Modello A) fallì diverse volte a tal punto che fu radiato dall’industria automobilistica.

Eppure non si arrese e fece tesoro di quei fallimenti imparando proprio dagli errori commessi.



J. K. Rowling

Autrice della famosissima saga di Harry Potter. Ha vissuto varie crisi e fallimenti nella sua vita, una su tutte quella dopo la morte della madre, causata dalla sclerosi multipla. Ebbe una figlia, Jessica, nel 1993 da un matrimonio che non funzionò.

Era una madre single e senza un lavoro e racconta di essere sopravvissuta solo grazie alle indennità sociali. Le venne diagnosticato anche uno stato depressivo.

Prima di giungere al successo ha “fallito” diverse volte essendo stata rifiutata da diversi editori prima di trovare la chance che le ha cambiato la vita per sempre.



Albert Einstein

Padre della teoria della relatività, da piccolo le sue performance scolastiche erano così scarse da essere considerato lento e mentalmente mediocre.

Ha vinto il Nobel per aver scoperto alcune tra le più entusiasmanti teorie della fisica.



Il fallimento come risorsa

Se vogliamo andare oltre il conosciuto e darci la possibilità di affrontare serenamente un cambiamento nella vita è necessario ribaltare il paradigma del fallimento da evento negativo da evitare a tutti i costi a semplice esperienza che, se dovesse capitare, racchiude un tesoro inestimabile utile per il miglioramento delle performance.

Contrariamente a questo, se continuiamo a vivere con il terrore di fallire saremo penalizzati in partenza e in questo modo ci precludiamo subito il miglior esito possibile e, di conseguenza, ogni sforzo per raggiungere i propri obiettivi risulterà vano.

La valorizzazione degli sbagli è la base di qualsiasi percorso di crescita. Per poter creare valore bisogna migliorare un comportamento che non è performante al massimo.

In questo caso, il fallimento ci viene in aiuto.

Il focus non deve essere l’errore ma quello che c’è dopo di esso.

La reazione all’evento negativo del fallimento è ciò che definisce realmente se l’evento appena subito è una sconfitta o uno stimolo per migliorarsi, e badate non si parla di forze oscure che ci spingono a fare meglio o di cariche emozionali destinate a svanire nel giro di poche ore se non minuti.

Ciò di cui sto parlando è un attenta analisi di ciò che ci ha portato a commettere quell’errore, solo così possiamo valorizzare un fallimento. Questo ci permetterà non solo di migliorarci ma anche di non commettere più quell’errore.

Il vero fallimento sta nel ripetere, senza mai cambiare, lo stesso errore ma soprattutto far finta di niente, come se non dipendesse da noi.

Il vero motore per migliorarsi (e non fallire il meno possibile, magari fallire tutti i giorni per poter crescere sempre) siamo noi stessi.

 

Torna al blog