Decision Making: cos’è, come funziona e perché è la chiave per prendere decisioni efficaci
Qual è la qualità umana che ci consente di risolvere problematiche complesse prendendo la decisione più efficace attraverso una valutazione cosciente e ponderata delle possibili alternative di azione?
Stiamo parlando, naturalmente, della capacità decisionale o decision making. Una qualità che fa parte del bagaglio dei migliori leader e che si distingue dalla più comune capacità di problem solving.
Decision making: definizione e significato
Come abbiamo visto, la definizione di decision making fa leva sulla capacità di scelta dell’essere umano, ovvero sul processo mentale che porta ad individuare la migliore strategia di azione possibile tra le diverse alternative.
Per comprendere bene il significato di decision making, dunque, occorre analizzare il processo cognitivo che ci porta a scegliere la soluzione più efficace – ovvero quella che ottimizzi i benefici e che minimizza le problematiche – passando attraverso una definizione del problema e degli obiettivi da conseguire e una lucida valutazione delle alternative possibili.
Un processo che, soprattutto in ambito lavorativo e strategico, deve fare i conti anche con la capacità di controllo dei fattori emozionali in gioco che possono influenzare la decisione, evitando pregiudizi e trappole che portano a prendere decisioni sbagliate, dettate dall’irrazionalità e dall’emotività.
Qual è la differenza tra problem solving e decision making?
Decision Making e Problem Solving sono capacità spesso assimilate, ma in realtà la differenza tra queste due competenze trasversali – molto richieste in ambito lavorativo – è davvero sostanziale. Se infatti il problem solving identifica la capacità di identificare il problema, il decision making individua invece la capacità di individuare la soluzione al problema. In questo senso, dunque, queste due qualità della leadership vanno spesso di pari passo.
Decidere significa scegliere
Decidere significa scegliere, questo è assodato. Ogni giorno la vita mette davanti alle persone diverse situazioni in cui sono chiamate, appunto, ad applicare questo binomio. Per fortuna ci sono diverse alternative che aiutano.
Questo appena menzionato è un pre-requisito del decision making, il quale culmina quando viene scelta l’opzione che è ritenuta più conveniente e utile, oppure soltanto perché è più comoda.
Quando si affronta l’argomento processi decisionali, non si sta parlando in via esclusiva di processi complessi che sono attivati nei board delle multinazionali più potenti. Non si tratta neanche di processi riguardanti esclusivamente la sfera lavorativa.
Diventa quindi indispensabile comprendere che la scelta cade sempre sulle situazioni più banali e ordinarie. Inoltre, le decisioni che vengono prese sono dettate da diversi fattori, che in alcuni casi appartengono alla sfera emotiva, mentre in altri a quella emozionale.
Equilibrio tra razionalità ed emotività
L’equilibrio tra razionalità ed emotività è importante per un essere umano. Ovviamente, capita spesso che alcune scelte vengono fatte seguendo il cuore, mentre per altre è necessario utilizzare soltanto la testa.
Ciò che conta è prendere una decisione quando c’è calma interiore ed esteriore, in modo che si possa effettuare una scelta in modo lucido, oltre che valutare il fatto che ogni scelta presa può causare un contraccolpo di diversa entità sugli altri.
Un esempio lampante è un’offerta di lavoro allettante proveniente dall’estero e che comporta di trasferirsi per diverso tempo. Una tale situazione pone una persona di fronte a un dilemma di natura amletica: lasciare la famiglia o portarsela con sé, oppure rinunciare al lavoro per non stravolgere l’esistenza degli affetti familiari.
Esistono delle decisioni che causano implicazioni non soltanto a un individuo, ma anche a un gruppo di persone, che andrebbero sempre tutelate. Un ragionamento questo che va applicato anche in ambito lavorativo, dove ad alcune risorse viene chiesto in modo esplicito di prendere decisioni che, alla fine, provocheranno effetti sulla vita degli altri dipendenti.
Ci sono alcune accortezze che andrebbero seguite.
Vediamo di seguito quali sono.
Le accortezze da seguire quando ci sono decisioni da prendere sono le seguenti:
Quelle sopra descritte sono, ovviamente, istruzioni teoriche, le quali non considerano quante complesse possano essere le situazioni che la vita mette davanti, ma che comunque sono in grado di far muovere i primi passi, soprattutto quando non si ha la minima idea da dove iniziare. Ma qual è l’abilità del decision making?
L’abilità del decision making
In ambito lavorativo, l’abilità del decision making è una summa di competenze, sia professionali che umane, che non devono essere mai trascurate.
In altre parole si tratta di soft skill da coltivare e rafforzare col trascorrere degli anni. Partendo dal presupposto che è impossibile fare sempre la scelta giusta sia in ambito lavorativo che privato, prendere una decisione dopo aver fatto una serie di valutazione, in cui sono entrati in causa la professionalità e l’esperienza, nonché il cervello e l’istinto, il peso di un possibile passo falso verrà notevolmente alleggerito.
Making the decision: i sette passi per la scelta
Esistono moltissimi modelli strutturati di decision making individuale e di gruppo, molti dei quali adatti ad ogni situazione, mentre altri specifici per ambito e tipologia di intervento.
Se però dovessimo fare una lista che ripercorra nella maniera più generica e semplice lo schema di intervento più efficace per prendere una decisione vincente, potremmo farlo attraverso sette punti:
1- Definire l’obiettivo e il risultato
Abbiamo bisogno di prendere una decisione. Innanzitutto bisogna cercare di definire la natura della decisione da prendere nella maniera più chiara possibile. Questo primo passaggio è molto importante perché, ovviamente, indirizzerà tutto il lavoro successivo.
2– Raccogliere i dati
La raccolta delle informazioni è un passaggio altrettanto fondamentale, addirittura si usa dire che prendere una decisione è quel processo che siamo costretti ad attivare solo quando non abbiamo tutte le informazioni a disposizione, perché se le avessimo avremmo anche già ben chiara la direzione nella quale muoverci, senza interrogarci minimamente sulla questione. Al giorno d’oggi, nell’era informatizzata che viviamo, siamo letteralmente bombardati di informazioni. Ecco perché è importante evitare la sindrome di eccesso di informazione e saper fare un distinguo tra informazioni disponibili e informazioni rilevanti. Solo queste ultime devono essere collezionate e ricercate. Alcune saranno subito disponibili e a portata, altre saranno da scovare e raccogliere online, nei libri, da altre persone e da altre fonti.
3- Sviluppare opzioni e alternative:
Man mano che si raccolgono le informazioni, probabilmente verranno identificati diversi possibili percorsi di azione. In questo passaggio, bisogna elencare tutte le vie possibili e realizzabili. E’ proprio in questa fase che deve emergere l’aspetto creativo e visionario della tua mente, per riuscire a portare il tuo processo decisionale al di fuori degli schemi della banalità e dell’ordinarietà. E’ questo il momento di immaginare e fantasticare sulle opzioni in maniera assolutamente sovversiva rispetto alle leggi della logica. Sarà poi successivamente in un’altra fase che il pensiero razionale andrà a selezionare e codificare la via migliore tra quelle enumerate. In questa fase spesso viene utilizzato il brainstorming.
4- Valutare le alternative:
Bisogna posizionare le variabili in un ordine di priorità, in base ad un sistema di valori, per rendersi conto che dalle opzioni più disparate si arriverà a selezionare due o tre alternative, che si differenzieranno dalle opzioni in quanto dimostreranno un potenziale risolutivo equivalente.
5- Prendere la decisione:
Dopo aver soppesato tutte le prove, si è pronti per selezionare l’alternativa che sembra essere la migliore per te. Si possono anche scegliere combinazioni di alternative.
6- Agire immediatamente per implementarla:
Ora è il momento per intraprendere un’azione positiva iniziando a implementare l’alternativa scelta. E da questo momento in poi che, iniziando a mettere in campo l’azione concreta, non si potrà più tornare indietro.
7- Riflettere sulla decisione:
In questa fase finale, è importante considerare i risultati della decisione e valutare se ha risolto o meno la necessità che identificata nella Fase 1. Se la decisione non ha soddisfatto la necessità identificata, potrebbe essere necessario ripetere alcune fasi del processo per prendere una nuova decisione. Ad esempio, raccogliere informazioni più dettagliate o leggermente diverse, oppure applicare maggiore creatività in fase di individuazione e immaginazione delle opzioni.
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Decision making: definizione e significato
Come abbiamo visto, la definizione di decision making fa leva sulla capacità di scelta dell’essere umano, ovvero sul processo mentale che porta ad individuare la migliore strategia di azione possibile tra le diverse alternative.
Per comprendere bene il significato di decision making, dunque, occorre analizzare il processo cognitivo che ci porta a scegliere la soluzione più efficace – ovvero quella che ottimizzi i benefici e che minimizza le problematiche – passando attraverso una definizione del problema e degli obiettivi da conseguire e una lucida valutazione delle alternative possibili.
Un processo che, soprattutto in ambito lavorativo e strategico, deve fare i conti anche con la capacità di controllo dei fattori emozionali in gioco che possono influenzare la decisione, evitando pregiudizi e trappole che portano a prendere decisioni sbagliate, dettate dall’irrazionalità e dall’emotività.
Qual è la differenza tra problem solving e decision making?
Decision Making e Problem Solving sono capacità spesso assimilate, ma in realtà la differenza tra queste due competenze trasversali – molto richieste in ambito lavorativo – è davvero sostanziale. Se infatti il problem solving identifica la capacità di identificare il problema, il decision making individua invece la capacità di individuare la soluzione al problema. In questo senso, dunque, queste due qualità della leadership vanno spesso di pari passo.
Decidere significa scegliere
Decidere significa scegliere, questo è assodato. Ogni giorno la vita mette davanti alle persone diverse situazioni in cui sono chiamate, appunto, ad applicare questo binomio. Per fortuna ci sono diverse alternative che aiutano.
Questo appena menzionato è un pre-requisito del decision making, il quale culmina quando viene scelta l’opzione che è ritenuta più conveniente e utile, oppure soltanto perché è più comoda.
Quando si affronta l’argomento processi decisionali, non si sta parlando in via esclusiva di processi complessi che sono attivati nei board delle multinazionali più potenti. Non si tratta neanche di processi riguardanti esclusivamente la sfera lavorativa.
Diventa quindi indispensabile comprendere che la scelta cade sempre sulle situazioni più banali e ordinarie. Inoltre, le decisioni che vengono prese sono dettate da diversi fattori, che in alcuni casi appartengono alla sfera emotiva, mentre in altri a quella emozionale.
Equilibrio tra razionalità ed emotività
L’equilibrio tra razionalità ed emotività è importante per un essere umano. Ovviamente, capita spesso che alcune scelte vengono fatte seguendo il cuore, mentre per altre è necessario utilizzare soltanto la testa.
Ciò che conta è prendere una decisione quando c’è calma interiore ed esteriore, in modo che si possa effettuare una scelta in modo lucido, oltre che valutare il fatto che ogni scelta presa può causare un contraccolpo di diversa entità sugli altri.
Un esempio lampante è un’offerta di lavoro allettante proveniente dall’estero e che comporta di trasferirsi per diverso tempo. Una tale situazione pone una persona di fronte a un dilemma di natura amletica: lasciare la famiglia o portarsela con sé, oppure rinunciare al lavoro per non stravolgere l’esistenza degli affetti familiari.
Esistono delle decisioni che causano implicazioni non soltanto a un individuo, ma anche a un gruppo di persone, che andrebbero sempre tutelate. Un ragionamento questo che va applicato anche in ambito lavorativo, dove ad alcune risorse viene chiesto in modo esplicito di prendere decisioni che, alla fine, provocheranno effetti sulla vita degli altri dipendenti.
Ci sono alcune accortezze che andrebbero seguite.
Vediamo di seguito quali sono.
Le accortezze da seguire quando ci sono decisioni da prendere sono le seguenti:
- definire qual è l’obiettivo;
- raccogliere tutte le informazioni utile per costruire in modo esaustivo il quadro della situazione;
- valutare le possibili opzioni, magari mediante un elenco in cui vengono riportati i vantaggi e gli svantaggi, cosa che aiuterebbe a scartare le opzioni meno convenienti;
- selezionare una possibile alternativa, magari quella più utile per raggiungere l’obiettivo.
Quelle sopra descritte sono, ovviamente, istruzioni teoriche, le quali non considerano quante complesse possano essere le situazioni che la vita mette davanti, ma che comunque sono in grado di far muovere i primi passi, soprattutto quando non si ha la minima idea da dove iniziare. Ma qual è l’abilità del decision making?
L’abilità del decision making
In ambito lavorativo, l’abilità del decision making è una summa di competenze, sia professionali che umane, che non devono essere mai trascurate.
In altre parole si tratta di soft skill da coltivare e rafforzare col trascorrere degli anni. Partendo dal presupposto che è impossibile fare sempre la scelta giusta sia in ambito lavorativo che privato, prendere una decisione dopo aver fatto una serie di valutazione, in cui sono entrati in causa la professionalità e l’esperienza, nonché il cervello e l’istinto, il peso di un possibile passo falso verrà notevolmente alleggerito.
Making the decision: i sette passi per la scelta
Esistono moltissimi modelli strutturati di decision making individuale e di gruppo, molti dei quali adatti ad ogni situazione, mentre altri specifici per ambito e tipologia di intervento.
Se però dovessimo fare una lista che ripercorra nella maniera più generica e semplice lo schema di intervento più efficace per prendere una decisione vincente, potremmo farlo attraverso sette punti:
1- Definire l’obiettivo e il risultato
Abbiamo bisogno di prendere una decisione. Innanzitutto bisogna cercare di definire la natura della decisione da prendere nella maniera più chiara possibile. Questo primo passaggio è molto importante perché, ovviamente, indirizzerà tutto il lavoro successivo.
2– Raccogliere i dati
La raccolta delle informazioni è un passaggio altrettanto fondamentale, addirittura si usa dire che prendere una decisione è quel processo che siamo costretti ad attivare solo quando non abbiamo tutte le informazioni a disposizione, perché se le avessimo avremmo anche già ben chiara la direzione nella quale muoverci, senza interrogarci minimamente sulla questione. Al giorno d’oggi, nell’era informatizzata che viviamo, siamo letteralmente bombardati di informazioni. Ecco perché è importante evitare la sindrome di eccesso di informazione e saper fare un distinguo tra informazioni disponibili e informazioni rilevanti. Solo queste ultime devono essere collezionate e ricercate. Alcune saranno subito disponibili e a portata, altre saranno da scovare e raccogliere online, nei libri, da altre persone e da altre fonti.
3- Sviluppare opzioni e alternative:
Man mano che si raccolgono le informazioni, probabilmente verranno identificati diversi possibili percorsi di azione. In questo passaggio, bisogna elencare tutte le vie possibili e realizzabili. E’ proprio in questa fase che deve emergere l’aspetto creativo e visionario della tua mente, per riuscire a portare il tuo processo decisionale al di fuori degli schemi della banalità e dell’ordinarietà. E’ questo il momento di immaginare e fantasticare sulle opzioni in maniera assolutamente sovversiva rispetto alle leggi della logica. Sarà poi successivamente in un’altra fase che il pensiero razionale andrà a selezionare e codificare la via migliore tra quelle enumerate. In questa fase spesso viene utilizzato il brainstorming.
4- Valutare le alternative:
Bisogna posizionare le variabili in un ordine di priorità, in base ad un sistema di valori, per rendersi conto che dalle opzioni più disparate si arriverà a selezionare due o tre alternative, che si differenzieranno dalle opzioni in quanto dimostreranno un potenziale risolutivo equivalente.
5- Prendere la decisione:
Dopo aver soppesato tutte le prove, si è pronti per selezionare l’alternativa che sembra essere la migliore per te. Si possono anche scegliere combinazioni di alternative.
6- Agire immediatamente per implementarla:
Ora è il momento per intraprendere un’azione positiva iniziando a implementare l’alternativa scelta. E da questo momento in poi che, iniziando a mettere in campo l’azione concreta, non si potrà più tornare indietro.
7- Riflettere sulla decisione:
In questa fase finale, è importante considerare i risultati della decisione e valutare se ha risolto o meno la necessità che identificata nella Fase 1. Se la decisione non ha soddisfatto la necessità identificata, potrebbe essere necessario ripetere alcune fasi del processo per prendere una nuova decisione. Ad esempio, raccogliere informazioni più dettagliate o leggermente diverse, oppure applicare maggiore creatività in fase di individuazione e immaginazione delle opzioni.













